Tutto cambia affinché nulla cambi

Siamo al solito refrain, alla replica di un film sbiadito superato dagli eventi ma di grandissima attualità, che ripropone con tono gracchio quella celebre frase ‘tutto cambia affinché nulla cambi ’ pronunciata dal principe Salina ne l capolavoro di Tommasi di Lampedusa. Da quel dì, sono trascorsi oltre 200 anni. La nuova formazione del governo italiano, dopo un lungo travaglio e tante tristi vicissitudini , era chiamata a compiere un profondo cambiamento in discontinuità con le antiche pratiche e consuetudini per riappacificare i cittadini con le istituzioni, dopo decenni di malcostume e malversazioni compiuti ai danni di un paese inerme. Dalle prime scelte compiute si nota che l a risposta alle attese é stata blanda, anzi sembra essere ritornati indietro nel tempo in cui era sufficiente cambiare le facce di ministri e sottosegretari per continuare a gestire spensieratamente il potere. Si è badato più all’estetica, alla carta d’identità, dando un’idea di “nuovismo” ma si è ritornati ad usare il manuale Cencelli.

Il tempo sembra essersi fermato. La differenza tra ieri ed oggi é che oggi le casse dello stato sono vuote, che la povertà è aumentata a dismisura, la credibilità delle istituzioni è ai minimi storici, l’Italia intera rischia il fallimento, il sistema paese è imploso e non si intravede una via d’uscita . La costante, invece, rispetto a ieri è data dal continuo aumento del fenomeno migratorio, che parados salmente funge da calmiere e tiene circoscritta l’alta percentuale dei disoccupati. E non solo. Questi
cittadini, che hanno il diritto di avere dei diritti e dei trattamenti come tutti i cittadini italiani, perché italiani sono, spesso vengono trattati in maniera abnorme rispetto ai connazionali che vivono nella Penisola. Sono costretti a pagare contributi fiscali sproporzionati per servizi che non usufruiscono. Le loro abitazioni sono sottoposte ad imposizione tributaria maggiorata e considerate case di va canze, mentre queste spesso rappresentano il sacrificio di una lunga vita di risparmi e
sacrifici. E’ ancora sostenibile tale ingiustizia?
Qualcuno dei componenti dell’attuale governo si rende conto che, alle recenti elezioni legislative, circa tre milioni di cittadini italiani residenti nella circoscrizione estero, sono stati coinvolti nella scelta delle sorti politiche del nostro paese e che inspiegabilmente non sono rappresentati nella compagine governativa? Ciò è ingiusto, assurdo e ripugnante e non c ’è motivo che possa giustificare tale miopia. Ora che l’Italia, finalmente, ha un ministro senza portafoglio per l’integrazione,
quanti secoli dovranno ancora passare affinché il nostro governo si renda conto che, è necessario dotarsi di un’istituzione capace di promuovere le politiche rivolte agli italiani che vivono all’estero? Basterebbe chiudere qualche ambasciata superflua per trovare le risorse necessarie a garantire la presenza di un ministro o di un viceministro per gli italiani nel mondo. Diamine, se il coraggio è un termine oramai svuotato di valore, forse con un po’ di buona volontà si riuscirebbe a capire che errare humanu est, perseverare autem diabolicum, et tertia non datur.
Michele Schiavone, componente la delegazione svizzera nel Consigli o degli italiani all’estero e segretario del partito democratico in Svizzera

La FCLIS a sostegno di Micheloni al Senato e Narducci alla Camera

Il 24 e 25 febbraio 2013 si svolgeranno in Italia le elezioni per il rinnovo del Parlamento. Anche i connazionali residenti all’estero, per la terza volta consecutiva, con il voto per corrispondenza, potranno partecipare a questa consultazione. Un appuntamento della massima importanza per chi guarda al bene comune e si aspetta una svolta decisiva nella gestione del Paese, con un governo che sappia avviare il rilancio economico e difendere il lavoro, le famiglie, i giovani contro le ingiustizie, i soprusi, le false promesse, i populismi.
La comunità italiana in Svizzera è cosciente del momento cruciale della nostra storia nazionale e già nel 2006 e nel 2008 ha dato mostra di maturità espressa con un alto tasso di partecipazione.

Questo senso di responsabilità nasce da lontano, forgiatosi all’interno del tessuto associativo democratico alimentato dalla presenza e dal lavoro soprattutto di due grandi associazioni fortemente attive sul territorio: la Federazione delle Colonie Libere Italiane (FCLIS) e le ACLI. Le lotte per l’abolizione dello statuto dello stagionale, per la parità sul piano previdenziale, per il superamento delle discriminazioni, l’avvio di una politica di integrazione attiva e condivisa e l’affermazione dei diritti di cittadinanza, hanno formato in larghi strati della popolazione una coscienza civica e la volontà di partecipazione.

Queste Associazioni, auspicando la più ampia partecipazione possibile, invitano i connazionali a votare due dei loro maggiori dirigenti: Claudio Micheloni, Presidente nazionale della FCLIS e Franco Narducci già Presidente delle ACLI.
Ambedue si sono battuti strenuamente, affinché gli interventi per gli italiani all’estero mantenessero quella dignità, che in tempi recenti la politica italiana sembrava voler negare, operando costantemente a favore dei corsi d’italiano e professionali, per il potenziamento dei servizi, per le riforme degli organismi di rappresentanza e di difesa degli interessi degli emigrati, attivandosi in modo concreto contro i recenti iniqui provvedimenti sull’IMU.

Cresciuti nell’associazionismo più dinamico, hanno mostrato capacità organizzative, doti di intelligenza e di progettazione, spirito di sacrificio, adesione alle esigenze della comunità e del territorio di cui sono fiera espressione.
Il loro impegno costante, la spinta ideale, la coerenza e l’integrità morali garantiscono, al Senato e alla Camera dei Deputati, una attività che mira realmente a dare risposte concrete alle attese e alle esigenze delle comunità italiane all’estero.

Per tali ragioni riteniamo giusto che Claudio Micheloni al Senato e Franco Narducci alla Camera, abbiano il nostro sostegno per portare una voce autorevole delle comunità all’estero nel Paese, nelle Istituzioni e nel Parlamento italiano.

Zurigo, 19 febbraio 2013

Comunicato stampa

Il Partito democratico in Svizzera si è riunito in assemblea a Berna domenica 21 aprile 2013 per una analisi sulla delicata situazione politica italiana, che si è determinata dopo le elezioni del 24 e il 25 febbraio. Preso atto delle dimissioni annunciate dal Segretario Pier Luigi Bersani, dal Presidente Rosi Bindi e dai componenti la segreteria nazionale, i partecipanti si sono confrontati sulle varie fasi che hanno contraddistinto i tentativi del Pd di formare il governo e di eleggere il presidente della Repubblica. Un percorso che si è conclus o con la gravissima decisione di 101 grandi elettori democratici di non rispettare l’indicazione di votare Romano Prodi. Un atto deprecato e condannato da tutti gli intervenuti.

Nell’esprimersi a favore del rilancio dell’azione del Partito democratico in vista delle grandi sfide che lo attendono a corto e medio periodo, tutti i partecipanti hanno rivolto un accorato appello all’unità e alla coesione a tutti i dirigenti del Partito democratico e all’insieme dei parlamentari della Camera dei deputati e al Senato. Il partito democratico non può e non deve essere la sede di faide interne, perché è un patrimonio che appartiene a milioni di italiani e rappresenta uno straordinario
strumento politico al servizio del Paese.

L’assemblea del Pd in Svizzera, nel salutare con soddisfazione la rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica e ringraziare Pier Luigi Bersani per il lavoro svolto durante i quattro anni della sua Segreteria, richiama la delegazione parlamentare alla responsabilità e all’unità in vista dei passaggi istituzionali, che si dovranno compiere per la formazione del nuovo governo.

Berna, 21 aprile 2013

Lettera Coordinamento Europeo

Il Coordinamento Europeo del PD interpreta, con questa nota, le preoccupazioni e l’amarezza degli iscritti e degli elettori del Centro-sinistra riguardo la candidatura dell’
On. Franco Marini alla Presidenza della Repubblica, esprimendo con estrema convinzione le profonde perplessità sul metodo usato in questa scelta vitale per il Paese.

Invece di riproporre il metodo unitario che ha portato alla scelta del’On. Boldrini e del Sen. Grasso, si è preferito – apparentemente – un accordo con il PdL. Una scelta che
appare in evidente contrasto con la costante ricerca di apertura e rinnovamento democratico così vitale nel Partito, nei suoi iscritti e nel corpo del Paese.

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Siamo cittadini italiani

I dieci saggi nominati dal Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, nella fretta di produrre soluzioni mirabolanti, immediate e popolari per curare il male che affligge le istituzioni ed il sistema Italia, hanno prodotto il proverbiale topolino. L’attesa dei cittadini italiani per raggiungere senza patemi una normalizzazione della vita pubblica stride con l ’incongruenza dei temi elaborati, perché le proposte in risposta ad annose insofferenze sembrano essere di breve respiro, dei semplici e ovvi palliativi, mentre si fa strada un pericolo, sovversivo sentimento e un comun sentire per combattere alla radice il persistente declino: per uscire dall ’attuale stato di eutanasia sarebbe necessario un forte scossone di natura morale ed etica, che produca interventi capaci di riafferm are quei valori civici scaturiti da regole elementari,
condivise e tese a mettere i n piedi quei capisaldi che tengono assieme la vita di un’intera comunità.

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Realtà Nuova – Numero di Gennaio

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L’Italia prima tutto

L’Italia prima di tutto. L’Italia in cui tutti i suoi cittadini possano sentirsi rappresentati e per la quale ogni singolo sforzo e contributo venga valorizzato e riconosciuto come un valore aggiunto al bene comune. L’Italia che attraverso le sue istituzioni faccia sentire la vicinanza dello Stato e renda fruibili tutti i diritti universali ancorati nella sua Carta costituzione: la più bella del mondo. L’Italia da riportare nell’alveo delle democrazie più avanzate, rispettosa delle diversità religiose, culturali, etniche e di genere, attenta ai bisogni delle famiglie tradizionali e di fatto. Un paese in cui nessuno venga lasciato indietro, abbandonato al proprio destino e non sia penalizzato dalle condizioni sociali di partenza. Un’Italia capace di creare pari opportunità d’accesso al mondo dell’educazione, della formazione e della conoscenza quali condizioni essenziali per promuovere il lavoro e il sapere, quali fattori di sviluppo per favorire il progresso civile e sociale e la crescita economica. L’Italia che rimetta al centro del proprio impegno civico la solidarietà, la giustizia e l’uguaglianza. Un paese dal quale si possa partire per libera scelta e non per costrizione, come è già successo nel passato, per fuggire dal bisogno e dalla povertà. Il Bel Paese che continua a vivere nei sogni e nei desideri della diaspora, che ha popolato i cinque continenti portandosi in eredità la gioia di vivere e il gusto del Made in Italy. Guardiamo a questa Italia con ansia e con speranza perché sentiamo una forte voglia di riscatto dopo l’esperienza fallimentare e illusionistica dell’epopea berlusconiana. Le prossime elezioni legislative, ci offrono l’opportunità di scegliere, finalmente, tra l’Italia che abbiamo conosciuto in questi ultimi venti anni di favole mirabolanti e fallimentari raccontate dai governi conservatori e il paese reale, che siamo chiamati a ricostruire con gli occhi rivolti al futuro. Un futuro che vorremmo impregnato dal profumo della primavera popolare, capace di coniugare diritti, crescita, giustizia sociale e sviluppo. Di fronte all’attuale situazione caotica, segnata da un diffuso disorientamento morale ed etico in cui versa il nostro paese, l’unico punto di riferimento politico certo, che si erge a baluardo della democrazia, resta il Partito democratico. Nell’affrontare questa campagna elettorale in altri tempi avremmo pensato che “non avevamo nulla da perdere, se non le nostre catene”. Oggi, invece, abbiamo la responsabilità ed il dovere di indicare ai nostri cittadini una nuova prospettiva, alternativa a quella liberista, per uscire dal ciclone dell’antipolitica e indicare la strada e il percorso per costruire un futuro condiviso, tenendo in considerazione la grave situazione di prospettiva di sviluppo e di occupazione, che ha investito l’intera Europa. Ed é in un’Europa dei cittadini che occorre trovare la chiave di volta per superare la crisi, che ha le sue radici anche nella mancanza di un vero governo dei paesi membri. Il futuro si costruirà se si riusciranno a riformare le istituzioni, se si promuoverà una politica industriale che tenga conto delle energie rinnovabili e del governo del territorio, se si accentuerà la lotta alle organizzazioni malavitose e se si abbatterà la burocrazia. L’Italia é sollecitata ad investire sul futuro delle giovani generazioni.

E’ questa la partita che si giocherà alle prossime elezioni legislative italiane alle quali parteciperanno per la terza volta anche i cittadini italiani residenti all’estero. Per vincerla è necessario un impegno straordinario e partecipato a sostegno del Partito democratico, che presenterà propri candidati per la Camera dei deputati e al Senato della Repubblica anche nella ripartizione europea. A differenza dell’Italia, all’estero il voto si esprime per corrispondenza ed ogni elettrice ed elettore riceverà a casa il materiale elettorale, che dovrà essere rispedito alla sede consolare di residenza nei tempi indicati. La partecipazione al voto è molto importante per diverse ragioni. Tra le tante quella più significativa è data dalla presenza nel parlamento italiano di una rappresentanza diretta degli interessi che contraddistinguono le nostre comunità all’estero. Nel caso specifico della Svizzera, che non aderisce all’Unione europea, il ruolo di mediazione esercitato in questa legislatura dai parlamentari italiani residenti nella Confederazione, Claudio Micheloni, Franco Narducci e Gianni Farina, è risultato determinante per ripristinare i rapporti diplomatici tra i due paesi, che si erano incrinati a causa di diversi contenziosi fiscali. Oltre alla questione del fisco , nell’immediato saranno affrontati anche i dossier relativi agli accordi bilaterali in scadenza e tra questi quelli che riguardano i frontalieri, la delocalizzazione di aziende, il proseguimento verso sud di Alp transit, la politica del traffico ferroviario, la partecipazione della Svizzera all’esposizione universale di Milano “Expo 2015”, la questione dell’insegnamento e della diffusione della lingua e della cultura italiana. All’estero la campagna elettorale sarà più breve di quella italiana, tuttavia i candidati del Partito democratico garantiranno la loro presenza nelle diverse aree geografiche della Confederazione. Ringraziamo i simpatizzanti, gli iscritti, le elettrici e gli elettori che vorranno aiutarci a far vincere il progetto di rinnovamento proposto dal partito democratico con Pier Luigi Bersani candidato a presidente del Consiglio, e per rafforzare questo impegno vi chiediamo di sostenere con convinzione i candidati del Partito democratico residenti in Svizzera: Claudio Micheloni, Franco Narducci, Gianni Farina e Emilia Sina.

Michele Schiavone

Niente voto agli studenti all’estero

Innanzitutto vediamo di ricordare che cosa è iI progetto “Erasmus” (acronimo di European  Region Action Scheme for the Mobility of University Students). Questi nasce nel 1987 per opera della Comunità Europea e sancisce la possibilità a uno studente universitario europeo di effettuare in una università straniera un periodo di studio legalmente riconosciuto dalla propria università. Il nome del programma deriva dall’umanista e teologo olandese Erasmo da Rotterdam (XV secolo): egli viaggiò diversi anni in tutta Europa per comprenderne le differenti culture. Il progetto fu creato per educare le future generazioni di cittadini all’idea di appartenenza a quella che sarà poi chiamata Unione Europea. Attualmente più di 4.000 istituzioni universitarie di 31 paesi partecipano al progetto Erasmus. Erasmus dà la possibilità ad uno studente europeo di studiare in una università straniera o effettuare un tirocinio in un paese presente all’interno dell’Unione per un periodo che va dai 3 ai 12 mesi. È possibile mobilitare gli studenti anche in alcuni paesi associati all’Unione come Liechtenstein, Islanda, Norvegia, Svizzera e Turchia.

Ebbene, da alcune settimane stanno circolando sia in rete (Facebook) che nella stampa italiana le proteste di molti studenti italiani del progetto “Erasmus” per l’impossibilità che hanno di votare per corrispondenza nelle prossime elezioni politiche italiane, al contrario degli altri italiani iscritti all’AIRE oppure di altri connazionali temporaneamente all’estero (per più di tre mesi ma meno di dodici mesi) per ragioni di servizio, e quindi non iscritti all’AIRE, tipo gli appartenenti alle Forze Armate, alle Forze di Polizia, dipendenti di amministrazioni dello Stato, di Regioni e di Province autonome.

Queste proteste sono state raccolte, tra gli altri, dal presidente della UIM, Alberto Sera, per il quale “se c’era un dubbio che la legge sul voto degli italiani fosse vecchia, il caso dei giovani “Erasmus” lo elimina ed invoca uno scatto di reni della burocrazia già da subito per sanare questa grave falla di democrazia e comunque uno scatto mentale del futuro Parlamento per adeguare le modalità di accesso al voto all’estero con i tempi attuali”.

Come pure sono state raccolte da Maria Chiara Carrozza rettore uscente della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e capolista del PD in Toscana, dalla deputata Laura Garavini capolista del PD nel collegio Europa e da Marco Meloni responsabile Riforma dello Stato e Università del PD, i quali hanno chiesto al Ministro dell’Interno Cancellieri che il governo emani con urgenza un nuovo decreto che comprenda anche gli studenti tra i “cittadini temporaneamente all’estero” che già oggi possono esercitare il voto per corrispondenza.

Ma la risposta del governo italiano, purtroppo,  è stata negativa. Infatti ha fatto sapere che la legge attuale non lo consente e che, oltretutto, non ci sarebbero neppure i tempi tecnici per istituire delle liste elettorali che riguarderebbero circa 25’000 studenti “Erasmus”, al di là di possibili difficoltà di carattere costituzionale poiché una simile norma dovrebbe, poi, riguardare tutti gli studenti universitari italiani all’estero e non solo gli “Erasmus”.

Ergo, tutti questi studenti, in questa tornata elettorale, dovranno mettersi il cuore in pace ed attendere che il nuovo Parlamento ponga rimedio a questa evidente discriminazione!

Tuttavia, sapendo come va….. la vita, sarà bene che i nostri studenti universitari in giro per il mondo, e non solo quelli di “Erasmus”, tengano sotto pressione i deputati ed i senatori che verranno eletti nel nuovo parlamento affinché non si dimentichino di trovare una soluzione legislativa a questo loro problema. Altrimenti rischieranno di trovarsi ancora nella stessa situazione di non poter votare per corrispondenza alla prossime elezioni politiche o, magari, in una prossima votazione referendaria!

Dino Nardi, coordinatore UIM per l’Europa e membro Cgie.

La ruota ha girato in folle Dobbiamo recuperare tanta strada

La mia candidatura nella lista del PD Europa nella posizione di Co-capolista. E’ una grande soddisfazione concorrere per continuare ad occuparmi delle tematiche degli italiani all’estero. Vi assicuro il mio impegno nel processo di rinnovamento che dovrà investire la politica italiana con il PD al governo del Paese.

La mia è una esperienza parlamentare a due facce. Due anni di ottimo lavoro tra il 2006 e il 2008. Abbiamo difeso alla grande con il governo Prodi gli interessi degli italiani all’estero: Corsi di lingua e cultura italiana, sedi consolari, Ici equiparata agli italiani in patria con l’aliquota di prima abitazione ed esenzione per il 50 per cento delle prime case, maggiori risorse per la promozione del made in Italy. Insomma, in quei due anni è stata fatta una politica per gli italiani all’estero. Poi, con la caduta di Prodi, le nuove elezioni e il governo Berlusconi III, il buio.

Abbiamo assistito a una devastazione morale e territoriale. Pur di conservare il potere, il centrodestra è ricorso alla compravendita di parlamentari per resistere qualche mese in più, prima di cedere la guida del Paese ai tecnici del governo Monti.

Con Bersani il PD ha ricominciato a correre

In quella fase cruciale, il Pd è tornato sulla scena, con alla guida una personalità che sta segnando la storia italiana: Pier Luigi Bersani. Quel Bersani descritto da molti come un personaggio opaco, poco adatto alla politica spettacolo. Invece, via via ha superato tutte le prove rifuggendo dalla personalizzazione delle politica: prima nelle primarie del 2009 per la segreteria del partito democratico nel confronto con Dario Franceschini, e successivamente nelle primarie del 2012 per la leadership del centrosinistra. Ha inoltre acquisito una grande personalità a livello europeo e nel rapporto con i capi di stato e i leader europei della socialdemocrazia: un uomo dalla forza tranquilla che si prepara alla guida della Repubblica. Ora è confrontato con Mario Monti e Silvio Berlusconi in una sfida di carattere storico per le sorti dell’Italia. Oggi il 38 per cento degli italiani lo vorrebbe Presidente del Consiglio. Sempre oggi, il 37 per cento degli italiani è pronto a votare il centrosinistra per affidargli il Paese.

Perché? Perché la crisi democratica, morale, economica e sociale che sta attraversando l’Italia, necessita di una forte, chiara e convincente risposta politica. Guardando ai tagli dei finanziamenti della lingua e cultura italiane, alla chiusura di molte sedi consolari, alla riduzione degli Istituti di Cultura, a ogni capitolo di spesa riguardante le nostre comunità nel mondo, prima con il governo Berlusconi, poi con Monti, appare evidente l’esigenza di una nuova e innovativa politica sul piano interno e su quello estero.

Istituire una Commissione per gli italiani nel Mondo

Non si possono eleggere 18 parlamentari e abbandonarli al loro destino, come è successo nei cinque anni trascorsi. Da qui, da una profonda riflessione, ho tratto la convinzione di proporre l’istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sull’emigrazione italiana nel mondo, con apposita proposta di legge, al fine di operare una svolta politica. Si tratta di uno strumento che permetterà a deputati e senatori eletti all’estero di battersi in Parlamento per l’annullamento della vergognosa tassa dell’ICI, istituita dai precedenti governi per i nostri emigrati e confermata con l’IMU, unitamente alla tassa sui rifiuti. Leggi da cambiare profondamente, come ha annunciato lo stesso Bersani. In una lettera pubblica, ho criticato aspramente i sindaci italiani per aver applicato l’aliquota di seconda abitazione: quella legge va cambiata perché permette ai sindaci dei comuni italiani di fare cassa ingiustamente.

Dopo tante battaglie parlamentari condotte in questi cinque anni, ho maturato la convinzione del diritto all’insegnamento pubblico e gratuito della lingua italiana – come stabilito dalla costituzione repubblicana – e della difesa del corpo docenti e  insegnanti all’estero. Nella fase transitoria ho contribuito a chiamare in causa i privati nella difesa del prezioso servizio dei corsi di lingua e cultura italiana all’estero, ma ora, è giunto il momento di assestare l’ordinamento con un intervento pubblico forte, capace di ridare stabilità al settore, attraverso interventi diretti e indiretti, anche da parte della Confederazione elvetica.

La nostra agenda per gli italiani

Nel mio lavoro svolto nel Consiglio d’Europa in questi ultimi cinque anni, ho approfondito le mie conoscenze circa la cittadinanza nel contesto europeo. Sono arrivato alla conclusione che è giunto il momento di porre la facilitazione delle procedure di naturalizzazione in base al principio della reciprocità, applicato in molti Paesi dell’Unione europea. E’ importante, quindi arrivare alla concessione del passaporto del paese di residenza, senza costi fiscali per i cittadini stranieri che hanno maturato il diritto alla naturalizzazione.

Occuparsi di italiani all’estero significa anche e soprattutto valorizzare le professionalità, le intelligenze, le disponibilità di migliaia di nostri giovani che si sono acculturati e formati in Europa e che possono essere al servizio nelle istituzioni italiane (ambasciate, consolati e enti economici e commerciali). In tale prospettiva ho presentato una proposta di legge perché venga finalmente risolto il problema dei contrattisti secondo il principio della pari dignità delle funzioni nelle istituzioni, come purtroppo non avviene attualmente.

Occhio alle nuove emigrazioni

Oggi non bisogna avere gli occhi rivolti unicamente alla storia dell’emigrazione italiana nel mondo, ma guardare alla realtà e al futuro. Con il fenomeno delle nuove migrazioni, caratterizzato da giovani italiani in cerca di occupazione all’estero, soprattutto in Europa, cresce il bisogno di una nuova politica per gli italiani nel mondo.

Occorre intervenire nella macchina consolare, nella legislazione che regola Comites e Cgie, il cui rinnovo ha subito continui rinvii elettorali. Occorre intervenire  sulla Rai per una adeguata informazione bidirezionale: dall’Italia e dall’Estero. E’ necessario rimodulare i finanziamenti per la stampa italiana all’estero.

Come vedete c’è molto da fare per recuperare il ritardo accumulato in questi ultimi cinque anni. Per realizzare tutto ciò, nel contesto di una nuova immagine e di una nuova proiezione dell’Italia nel mondo, questo è il momento di chiamare a raccolta tutti coloro che vogliono dare una mano al Partito democratico per assicurare un futuro al nostro Paese.

Cari democratici e care democratiche,
care e cari connazionali,

da parte mia, in qualità di candidato alla Camera nella lista del PD Europa nella posizione di Co-capolista, se mi sosterrete, sono pronto a continuare le battaglie parlamentari nella prossima legislatura. E’ una grande soddisfazione per me rappresentarvi e continuare a seguire le tematiche degli italiani all’estero. Tutti insieme possiamo far ripartire un’Italia giusta con gli italiani in patria e con gli italiani all’estero.

*Membro della Delegazione parlamentare italiana nel Consiglio d’Europa;

Presidente del gruppo interparlamentare d’Amicizia Italia-Francia.

La FCLIS a sostegno di Claudio Micheloni al Senato e di Franco Narducci alla Camera

Il 24 e 25 febbraio 2013 si svolgeranno in Italia le elezioni per il rinnovo del Parlamento. Anche i connazionali residenti all’estero, per la terza volta consecutiva, con il voto per corrispondenza, potranno partecipare a questa consultazione. Un appuntamento della massima importanza per chi guarda al bene comune e si aspetta una svolta decisiva nella gestione del Paese, con un governo che sappia avviare il rilancio economico e difendere il lavoro, le famiglie, i giovani contro le ingiustizie, i soprusi, le false promesse, i populismi.

La comunità italiana in Svizzera è cosciente del momento cruciale della nostra storia nazionale e già nel 2006 e nel 2008 ha dato mostra di maturità espressa con un alto tasso di partecipazione.

Questo senso di responsabilità nasce da lontano, forgiatosi all’interno del tessuto associativo democratico alimentato dalla presenza e dal lavoro soprattutto di due grandi associazioni fortemente attive sul territorio: la Federazione delle Colonie Libere Italiane (FCLIS) e le ACLI. Le lotte per l’abolizione dello statuto dello stagionale, per la parità sul piano previdenziale, per il superamento delle discriminazioni, l’avvio di una politica di integrazione attiva e condivisa e l’affermazione dei diritti di cittadinanza, hanno formato in larghi strati della popolazione una coscienza civica e la volontà di partecipazione.

Queste Associazioni, auspicando la più ampia partecipazione possibile, invitano i connazionali a votare due dei loro maggiori dirigenti: Claudio Micheloni, Presidente nazionale della FCLIS e Franco Narducci già Presidente delle ACLI.

Ambedue si sono battuti strenuamente, affinché gli interventi per gli italiani all’estero mantenessero quella dignità, che in tempi recenti la politica italiana sembrava voler negare, operando costantemente a favore dei corsi d’italiano e professionali, per il potenziamento dei servizi, per le riforme degli organismi di rappresentanza e di difesa degli interessi degli emigrati, attivandosi in modo concreto contro i recenti iniqui provvedimenti sull’IMU.

Cresciuti nell’associazionismo più dinamico, hanno mostrato capacità organizzative, doti di intelligenza e di progettazione, spirito di sacrificio, adesione alle esigenze della comunità e del territorio di cui sono fiera espressione.

Il loro impegno costante, la spinta ideale, la coerenza e l’integrità morali garantiscono, al Senato e alla Camera dei Deputati, una attività che mira realmente a dare risposte concrete alle attese e alle esigenze delle comunità italiane all’estero.

Per tali ragioni riteniamo giusto che Claudio Micheloni al Senato e Franco Narducci alla Camera, abbiano il nostro sostegno per portare una voce autorevole delle comunità all’estero nel Paese, nelle Istituzioni e nel Parlamento italiano.