Rinnovo Comites – Raccolta firme anche per le liste dei partiti

Ripreso in Aula l’esame degli emendamenti al decreto che proroga le missioni internazionali e stabilisce le elezioni dei Comites. L’ultima parte della seduta a Montecitorio – prima della convocazione del Parlamento in seduta comune – è stata dedicata agli emendamenti all’articolo 10.

Respinti tutti quelli – soprattutto 5 stelle – che intendevano sopprimere l’articolo; stessa sorte per il tentativo di Caruso e Nissoli (Pi) di inviare il plico elettorale non solo ai registrati, ma a tutti gli iscritti all’Aire.
Ribadito il “no” all’emendamento – già presentato in Commissione – con cui Picchi (Fi) proponeva di garantire il voto anche a chi fosse andato a ritirare il materiale elettorale presso i Consolati, e ad altri simili presentati nell’ipotesi in cui “le consultazioni avvenissero entro il 30 giugno 2015”.
Respinti anche tutti gli altri di Picchi: sulle sedi dei Comites all’interno delle sedi diplomatico-consolari; sul metodo maggioritario al posto del proporzionale; sulla ripartizione dei seggi.
L’Aula ha invece approvato l’emendamento Grande (M5S) che di fatto abolisce quanto previsto dall’emendamento-Picchi approvato in Commissione Esteri che, come noto, esentava i partiti dal raccogliere le firme a sostegno delle proprie liste (comma 3 bis).
Una disposizione molto criticata, soprattutto dalle associazioni, ma non solo.
L’emendamento Grande sopprime il comma 3-bis, dunque anche le liste dei partiti dovranno essere sostenute da un congruo numero di firme per essere ammesse alle elezioni.
Respinto, infine, un altro emendamento dei 5 stelle in cui prevedeva di estendere l’obbligo della rendicontazione delle spese sostenute per la campagna elettorale anche ai candidati del Comites. (aise)

Bologna

Rinnovo Comites – Una fretta pericolosa

Dopo dieci anni, finalmente, si rinnoveranno (forse) i Comites, eletti l’ultima volta nel lontano 2004 e con cinque anni di ritardo rispetto alla loro scadenza naturale del 2009, con una platea di possibili elettori radicalmente cambiata, poiché, dopo due lustri, molti emigrati di prima generazione sono nel frattempo rimpatriati o…. venuti a mancare quantomeno per ragioni anagrafiche, con i loro figli e nipoti poco interessati al mondo dell’emigrazione e con la nuova emigrazione (quella 2.0) che vive in un suo mondo parallelo a quello tradizionale degli emigrati italiani, tanto da non definirsi neppure tali, bensì “expat”. Un ritardo incredibile nel rinnovo di questi organismi, dovuto a ben tre rinvii che si sono succeduti dal 2008 ad oggi. Rinvii motivati prima (2008) dalla necessità (sic) di rivedere la legge e quindi di dare il tempo al Parlamento di approvarla, per poi finire nell’oblio; infine (2010 e 2012) per mancanza di soldi per l’organizzazione dell’evento elettorale a causa della crisi finanziaria che stava vivendo (oggi non più?) il Paese con conseguenti tagli lineari ai bilanci dei vari ministeri, compreso ovviamente il MAE.
Adesso siamo a metà settembre e quindi a ridosso della scadenza del 31 dicembre 2014, termine fissato dall’ultimo rinvio entro il quale si devono rinnovare i Comites, ed il Parlamento non ha ancora approvato il decreto legge 1 agosto 2014, n. 109, che nell’articolo 10 fissa le nuove regole per l’elezioni dei futuri Comites (voto per corrispondenza limitato a coloro che si iscriveranno nell’albo elettorale dell’Ufficio consolare di riferimento).
Nel frattempo in emigrazione in molti – compresa la UIM – si sono già attivati da alcune settimane per motivare e sollecitare le comunità italiane ad iscriversi in questo albo, prendendo in contropiede, in alcuni casi, molti Uffici consolari che ancora non si sono attivati in attesa dell’approvazione definitiva del decreto in questione.
Tuttavia, ci si sta rendendo conto che a causa dell’ormai imminente scadenza elettorale (si vocifera il 14 dicembre) i tempi per i vari adempimenti connessi all’organizzazione delle elezioni, soprattutto l’iscrizione all’albo degli elettori e la necessaria propaganda (anche con l’invio da parte della rete consolare di un plico informativo sia pure limitato ai capofamiglia), nonché la presentazione delle liste dei candidati, l’invio del plico con il materiale per il voto agli iscritti all’albo e la successiva restituzione agli Uffici consolari della scheda elettorale – sono talmente stretti che, per la fretta, queste elezioni rischiano di rivelarsi un vero e proprio flop!
Si, un grande flop, poiché si rischia di ritrovarci con dei nuovi Comites eletti da poche migliaia di elettori, quindi poco autorevoli. Un risultato che darà fiato alle trombe dei soliti noti che da sempre sono contrari a questi organismi (compreso il Cgie) ed allo stesso voto all’estero ritenuti troppo costosi e inutili.
A questo punto, è lecito domandarsi perché, dopo aver atteso ben dieci anni, si deve andare a rinnovare questi organismi con tutta questa fretta (tardiva e pericolosa) quando ancora nel 2013 lo stesso Cgie chiedeva, inascoltato, di andare a rinnovarli al più tardi prima dell’estate 2014?
Non è più saggio prendere ormai atto che non si sono più i tempi necessari per organizzare con questo nuovo sistema della preiscrizione, in modo serio, le elezioni entro il prossimo 31 dicembre?
Chi potrebbe lamentarsi se, invece, entro questa scadenza il Parlamento fissasse le elezioni per il rinnovo dei Comites per una data certa a marzo 2015?
Probabilmente nessuno, salvo i soliti noti polemisti di professione!.

Convocazione Circoli Pd Europa

È convocata la riunione dei Circoli Pd Europa in Lussemburgo

Chiusura Consolato San Gallo: una questione ancora aperta

Il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio con sede in Roma ha tenuto, il 10 settembre 2014, l’udienza per esaminare il ricorso/denuncia del Comites di San Gallo (rappresentato dagli Avvocati Gianluigi Pellegrino e Mario Lorubio – Roma) contro la decisione del Ministero degli Esteri di chiudere il Consolato d’Italia in San Gallo. A darne notizia sono il presidente del Comites Sergio Giacinti e Rolando Ferrarese, in rappresentanza del Comitato contro la chiusura del Consolato d’Italia in San Gallo.

Nel corso dell’udienza – spiegano in nota congiunta – si è ritenuto inutile concedere la “sospensiva” al provvedimento di soppressione, tenuto conto che, in effetti, il Consolato è già stato chiuso. Su richiesta dei legali, il tribunale ha rinviato la causa ad altra udienza, la cui data sarà comunicata nei prossimi giorni. Il TAR, pertanto, ha deciso di non respingere il ricorso presentato dal Comites e di entrare nel merito della questione sulla legittimità della chiusura del Consolato di San Gallo.
Comites San Gallo e Comitato contro la chiusura del consolato, in una riunione ristretta informale, avvenuta nella serata del 10 settembre 2014, hanno espresso “soddisfazione” per le decisioni del TAR e per l’opera degli Avvocati Pellegrino e Lorubio.
“Il fatto che il TAR abbia deciso di non respingere il ricorso ma, anzi, di entrare nel merito della questione, – si legge nella nota – attribuisce – di conseguenza – legittimazione all’operato dello stesso Comites (e del Comitato) contro la decisione del Ministero degli Esteri italiano di chiudere il Consolato di San Gallo e, soprattutto, di averlo fatto senza in precedenza aver “approntato in tempi rapidi .., anche sulla base di un confronto con le istituzioni locali, strumenti leggeri alternativi di presenza culturale e di erogazione dei servizi consolari”, così come previsto dalla mozione 100 approvata dal Senato della Repubblica il 28.05.2014”.
“In effetti, – continua la nota – si sta verificando quello che si paventava con il trasferimento dei servizi al Consolato Generale d’Italia in Zurigo: file davanti al Consolato; telefono centrale in servizio, ma senza alcuno che risponda; impossibilità di fatto di prenotare appuntamenti con i vari uffici consolari; difficoltà all’evasione di pratiche nel corso della stessa giornata; difficoltà a scaricare dal sito web formulari e richieste (soprattutto per carte d’identità e passaporto). Quella dei servizi consolari italiani a San Gallo rimane pertanto una questione tutta aperta, che attende ancora, non solo le decisioni della Magistratura Amministrativa, ma anche gli strumenti leggeri alternativi, “promessi” dal Vice Ministro degli Esteri, Lapo Pistelli e per i quali, nonostante gli interventi del senatore Claudio Micheloni (a cui va dato atto di tenacia e continuità nella difesa degli servizi agli Italiani all’Estero), non è ancora intervenuta la “riunione tecnica” risolutiva”.

Le elezioni siano all’insegna della trasparenza e della democrazia – Claudio Micheloni

“Trasparenza, democrazia, rappresentanza”. Sono le tre parole chiave che secondo il senatore del Pd eletto all’ estero Claudio Micheloni, intervistato da 9colonne, dovranno caratterizzare le lezioni per il rinnovo dei Comitati degli Italiani all’estero. Il commento arriva alla vigilia dell’appuntamento di domani al Senato quando – alle 14.30 – è in programma il Comitato per le questioni degli italiani all’estero presieduto dallo stesso Micheloni. All’ordine del giorno della seduta ci sono, infatti, le comunicazioni del presidente sul rinnovo dei Comites: “Per fare un lavoro ‘serio’ – anticipa Micheloni – e far sì che siano le elezioni di tutti (e non dell’amico dell’amico) è necessario informare. Fare una corretta informazione è essenziale. Bisognerà prima di tutto scrivere a tutti gli elettori e in poco tempo non sarà certo possibile. Ci vorranno almeno altri tre o quattro mesi”. “Con uno slittamento – aggiunge – e quindi con più tempo, più informazione, più iscritti alle liste degli elettori e più partecipazione avremo delle vere elezioni. Avremo democrazia”. Il governo ha previsto il rinnovo dei Comites entro il 2014, dopo anni di rinvii. “E’ vero – dice Micheloni – ma non bisogna fare le cose tanto per farle: occorre del tempo o si ridurrà la partecipazione al voto” aggiunge il senatore facendo riferimento al fatto c’è a disposizione “troppo poco tempo per iscriversi al registro degli elettori e questo potrebbe privare gran parte degli aventi diritto al voto della possibilità di esercitare un loro diritto”.

La cassa malati pubblica: più giusta, più trasparente, meno cara

Fabio Pontiggia nel suo editoriale di martedì 29 luglio critica la campagna a favore della cassa malati pubblica, tacciandola di essere “una promessa miracolistica “e “un’illusione”. Al di là del fatto che, per correttezza, si dovrebbe perlomeno giudicare anche la scorretta e unilaterale campagna degli assicuratori malattia (vedi, al proposito, il recente ricorso del presidente dell’ACSI Antoine Casabianca contro la propaganda delle casse malati) e la disinformazione degli avversari, val la pena controbattere le tesi dei contrari con dati e fonti facilmente verificabili. Nel suo articolo, Fabio Pontiggia sostiene che vogliamo creare l’illusione di poter diminuire i premi. Come promotori della cassa malati pubblica siamo consapevoli che per contenere l’aumento dei costi sanitari e di riflesso dei premi, ci vogliono anche altre misure incisive. Ecco perché ci siamo sempre battuti per diminuire i costi dei medicamenti, per rafforzare la medicina di famiglia, per regolare la medicina di punta e contro la sovra-medicalizzazione.

Siamo però convinti che è anche necessario cambiare un sistema assicurativo che favorisce la selezione dei rischi e la medicina a due velocità, e che non è capace di frenare l’esplosione dei premi cassa malati.

Con una cassa malati pubblica, a breve termine, si potrebbero risparmiare oltre 300 milioni di franchi all’anno di costi per la pubblicità e per i cambiamenti di cassa malattia (fonte: Bertschi M.,Verwaltungskosten der Krankenversicherer, Santésuisse 2004). Oggi ci sono sessanta casse malati private che danno la caccia agli assicurati giovani e sani, i cosiddetti “buoni rischi”, investono milioni nel marketing, nella promozione e l’acquisizione di assicurati. Sessanta assicurazioni che non fermano il continuo aumento dei premi, ma inaspriscono la disparità di trattamento: per poter offrire dei premi più vantaggiosi, singole casse evitano di stipulare contratti con persone anziane, ammalate o a rischio di ammalarsi, ritardano, nei loro confronti, i rimborsi di medicamenti e trattamenti, o prolungano ad arte le pratiche burocratiche.

Ciò conduce a delle grosse differenze nella presa a carico degli assicurati e, in generale, a un aumento dei premi, perché nessuna cassa è stimolataa incentivare delle cure di qualità per le persone con malattie croniche. Come ha dimostrato l’economista Anna Sax in una sua recente pubblicazione (vedi Sax A.“Fakten und Argumente für eine öffentliche Krankenkasse, 2013”), la cassa malati pubblica, per contro, favorirà le reti di cure coordinate tra i vari professionisti sanitari e i programmi di presa a carico delle persone con malattie croniche.

Grazie a ciò, e grazie a una posizione rinforzata per la contrattazione delle tariffe e dei prezzi, la cassa malati pubblica permetterà a medio – lungo termine dei risparmi sostanziali, attorno ai due miliardi di franchi. Vorrei, a questo punto, anche rispondere a un altro argomento propugnato dagli oppositori, secondo il quale con la con la cassa malati pubblica non ci sarebbero più modelli di premi differenziati e nemmeno i premi più bassi per i bambini: una tesi smentita dal Consiglio federale Alain Berset, durante l’ora delle domande in parlamento il 10. 6. 2014. Nonostante questa rettifica da parte autorevole, il PPD, probabilmente a corto di argomenti veri, continua la disinformazione, tappezzando il Cantone con cartelloni che sostengono, tuttora, questa tesi campata in aria. Un comportamento emblematico in questa campagna, dove gli avversari, preoccupati di perdere i loro lauti guadagni cercano con un dispiego importante di mezzi finanziari di colmare la lacuna di argomenti. Fino a 5 milioni di franchi, stimano, sarà la somma spesa nella campagna contro la cassa malati pubblica. Di questi, come hanno dichiarato, ben 3 milioni di franchi proverranno dalle stesse casse malati, utilizzando gli utili provenienti dalle assicurazioni complementari – quindi, dai premi pagati dagli assicurati.

Vent’anni di LaMal non hanno permesso di correggere le disfunzioni del sistema. È quindi giunto il momento di cambiare, affinché l’assicurazione malattia sia più giusta, più trasparente, e, appunto, meno cara. Non si tratta di vendere illusioni, ma di proporre un modello realista e realizzabile, basato su fatti e cifre.

Marina Carobbio, consigliera nazionale

Elezioni Comites – Siamo pronti, sostegno media, istituzioni locali e partecipazione ci sono – Grazia Tredanari

E’ ottimista sulla possibilità di riuscita delle prossime elezioni per il rinnovo dei Comitati degli Italiani all’estero, Grazia Tredanari, presidente del Comites di Losanna. E ciò nonostante i tempi ristretti e le modalità delle procedure consolari di risposta agli utenti che avranno espresso la loro volonta’ di partecipare alle elezioni non ancora chiare, nemmeno alla stessa rete consolare. Italialavorotv/Italiannetwork l’ha intervistata nel contesto dell’iniziativa Orgoglio ITAL, promossa dal Patronato ITAL UIL e dalla UIM a Lugano.
Afferma la Presidente “Siamo pronti, aspettiamo da 5 anni”. Tuttavia, aggiunge “con questo cambiamento delle modalità di partecipazione, ci stiamo attivando per diffondere l’informazione il più possibile agli elettori…serate informative con le associazioni e con i cittadini….nostri giornali italiani e soprattutto quelli svizzeri….la Camera Cantonale Consultativa e il sindacato UNIA, oltre che con varie istituzioni che hanno giornali e siti internet…
La Presidente spiega ” Nel caso di Losanna il Comites è divenuto molto importante ed abbiamo ricevuto una costante attenzione da parte della comunità e delle stesse istituzioni locali. Da 2 anni è chiuso il Consolato di Losanna e per poter ottenere uno sportello settimanale … ci son voluti due anni di relazioni costanti con il Consolato e con il Ministero da parte del Comites.” Quanto al possibile e auspicato “ricambio generazionale “? Si verificherà ? Quali sono le previsioni per il Comites di Losanna ? “Il nostro Comites non è tra i più anziani. E’ relativamente giovane, nel senso che la maggior parte delle persone sono di media età. Abbiamo sì dei pensionati ma sono una minoranza rispetto ai numeri del Comitato. Abbiamo anche avuto la fortuna di avere anche un’associazione di universitari…si avvicinano alla trentina…
Presidente nella Circoscrizione di Losanna gli effetti del Referendum contro l’immigrazione di massa del 9 febbraio scorso si cominciano già a sentire ? “Per fortuna noi siamo nella Svizzera romanda… c’è comunque una grande sensibilità all’interno delle amministrazioni. È chiaro però che le amministrazioni hanno ricevuto delle indicazioni e alcune agevolazioni sono già state sospese, come nel caso degli studenti….Attualmente ci sono persone che lavorano da due o tre anni con permessi L UE/AELS (per dimoranti temporanei di breve durata – tre anni) .con difficoltà nell’affittare un appartamento e inserirsi realmente nel tessuto sociale ed economico.”

PER VEDERE IL FILMATO

https://www.youtube.com/watch?v=fgmNvEiI2vc&feature=player_embedded

Festa Unità a Bologna – Come si cambia. Per ricominciare

Eravamo in tanti a Bologna! Abbiamo partecipato alla tradizionale tavola rotonda dedicata agli italiani nel mondo. Di seguito un articolo di una giornalista dell’AISE. “Il mondo degli italiani all’estero è un grande gigante addormentato” e quella di svegliare le coscienze per far sì che gli italiani nel mondo diventino una “prorità nella nostra agenda politica e in particolare della nostra politica estera” sarà una delle sfide che il Partito Democratico dovrà affrontare nel futuro prossimo.

Parola di Giorgio Tonini, capogruppo del PD in Commissione Esteri al Senato, che ha chiuso ieri a Bologna la tavola rotonda “Come si cambia. Per ricominciare” organizzata dal Pd mondo nell’ambito della Festa dell’Unità.

Ad introdurre gli ospiti il responsabile Eugenio Marino e a far da moderatrice la “padrona di casa” Silvia Bartolini, presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo nonchè coordinatrice delle Consulte regionali dell’emigrazione. Presenti a dare il loro contributo, fra gli altri, i parlamentari eletti all’estero Claudio Micheloni, Fabio Porta, Laura Garavini e Gianni Farina.
“Come si cambia. Per ricominciare” il titolo dell’incontro, scelto non a caso, ha spiegato Marino, in un “periodo di cambiamenti importanti” per l’Europa e per l’Italia. Nel nostro Paese, in particolare, dopo anni in cui di è tentato di “disintegrare” la realtà degli italiani all’estero, con il nuovo governo Renzi si è aperto un dialogo che ha restituito “dignità” alle istituzioni e alla rappresentanza degli italiani all’estero, coinvolti ora in un nuovo “rapporto di interlocuzione”. Il ministro Mogherini è stata chiamata a ricoprire un altro importante ruolo in Europa – e Marino non ha mancato di ringraziarla per quanto fatto sinora alla Farnesina, augurandole buon lavoro anche in quel di Bruxelles -, ma il responsabile del Pd mondo è certo che “ci sarà continuità” grazie alla collaborazione sin qui avviata con il sottosegretario Mario Giro.
Che avrebbe voluto essere presente ieri, ma, trattenuto in Belgio per altri impegni, ha inviato un messaggio ai presenti. A leggerlo, alla presenza del capo della Segreteria di Giro, Luis Cavalieri, la presidente Bartolini, che ha definito il sottosegretario “persona sensibile e attenta”. Mario Giro, che ha la delega per gli italiani nel mondo, nel suo messaggio ha inteso ringraziare il governo Renzi per il “dialogo franco e intenso” avviato in questi mesi e che è stato “istituzionalizzato” dal via libera alle elezioni per il rinnovo dei Comites. Adesso occorre “ripensare la rappresentanza degli italiani all’estero”: le elezioni di fine dicembre saranno un “primo passo” in questa direzione e la riforma elettorale sarà la “prossima occasione”. Da qui in poi, ha concluso Giro, la collettività italiana all’estero andrà “coinvolta nel rinnovamento in corso”.
Elezioni dei Comites che, come era facilmente immaginabile, hanno tenuto banco per tutta la durata dell’incontro. Ne ha parlato Eugenio Marino, che ha rivolto un appello – condiviso da tutti i presenti – alla “non politicizzazione” della campagna elettorale ed ha invitato piuttosto a sostenere liste radicate nella società civile. E ne ha parlato Silvia Bartolini, che, dando la propria disponibilità per una quanto più diffusa campagna dinformazione, ha espresso il timore che “a livello di Amministrazione” vi sia “aria di sabotaggio” perché “queste elezioni non funzionino”.
Sempre in tema di rinnovo dei Comites, in molti ieri hanno lamentato la scelta dell’opzione inversa, ovvero la necessità di iscriversi alle liste elettorali per poter ricevere il plico e partecipare così al voto. Un “grave errore” per Michele Schiavone, segretario del Pd in Svizzera, che ha invocato “elezioni di popolo” ed il “rispetto dei diritti costituzionali”. Giuseppe Tabbì del Pd Germania, che ha fatto le veci del segretario Cristina Rizzotti, ha invitato i colleghi di partito ad uno “sforzo” comune per “invogliare” i connazionali ad iscriversi alle liste elettorali ed “evitare che la bassa partecipazione dia al governo la chance di dire: sono pochi, annulliamo tutto”. Tabbì ha sollevato anche la questione della “nuova emigrazione” – in Germania sono stati registrati 40mila nuovi giovani solo nel 2013, ha riferito -: “riuscire ad agganciare queste nuove forze è un compito che ci spetta come partito per non lasciare i Comites nelle mani delle forze populiste”. Sì dunque all’appello di Marino a “non politicizzare la campagna elettorale”, perchè “i Comites sono espressione della società civile”.
E di nuova emigrazione ha parlato anche Fabio Porta. Di ritorno dal Brasile, dove si è recato al seguito del vice presidente della Camera, Marina Sereni, il presidente del Comitato per gli italiani all’estero e la promozione del Sistema Paese ha invitato a “confrontarci con coraggio con un nuovo sistema”, senza avere “paura delle novità” e pensando piuttosto alle prossime elezioni dei Comites come ad un occasione per andare “incontro” alle nuove generazioni di emigrati ed italo-discendenti, con “bisogni e consapevolezze ben diverse”, ma sinora “poco sentiti e rappresentati” nei Comites come pure in Parlamento.
“Noi continuiamo a ragionare come se tutti fossero nati in Italia”: è andato dritto al punto, come sempre, senza troppi giri di parole, Claudio Micheloni, a capo del Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato. Micheloni ha riconosciuto, anche all’interno del partito, la mancanza negli anni scorsi di una politica rivolta a figli e nipoti dei primi emigrati, a chi è nato all’estero. “Non li rappresentiamo” e la generazione di italiani all’estero “che rappresentiamo è in via di esaurimento”. Naturale dunque che “se non riusciremo a parlare a figli e nipoti saremo condatti a sparire” e, se le rappresentanze continueranno ad esistere, saranno legate alla sola emigrazione e “non saranno di collegamento con l’Italia”, laddove invece “Comites e Cgie sono vitali per l’Italia prima ancora che per gli italiani all’estero”. Ma questo il Pd, al pari degli altri partiti italiani, ancora non lo ha compreso, ha osservato il senatore: “occorre individuare un modo diverso per rapportarsi all’emigrazione”.
Micheloni è “certo che molto deve cambiare e molto cambierà” e grande è la posta in gioco, a partire dalla riforma di Camera e Senato, dove purtroppo, ha ricordato il senatore, non è passata la proposta di lasciare la rappresentanza degli italiani all’estero nell’aula cui non spetta dare la fiducia al governo. Meglio lo stato dell’arte sul fronte “servizi consolari”, dove Micheloni ha riconosciuto il “lavoro di collaborazione” instaurato con Mario Giro e Lapo Pistelli: “c’è ancora tanto da concretizzare, ma ora è un’altra storia”. Quanto al rinnovo dei Comites, Micheloni ha rammentato che quella dell’elenco degli elettori è “una battaglia di lungo tempo, che però fatta così, in due mesi, rischia di distruggere tutto”. Per questo il Comitato ha presentato la proposta elaborata dal Cgie per “negoziare” con il governo una nuova data – “servirebbe almeno un anno”, ma si ipotizza nella prossima estate – in modo da avere più tempo per iscriversi al registro. “Nessuno vuol sabotare le elezioni, ma se si va avanti così”, ha denunciato Micheloni, “voterà il 3/5% degli aventi diritto”, con il rischio di dare a chi già ci ha provato in passato una nuova occasione per proporre la soppressione della circoscrizione estero.
“Se uno Stato è democratico deve mettere i propri cittadini in grado di votare”, ha tuonato Paolo Da Costa, presidente del Comites di Zurigo, per il quale le elezioni a dicembre escluderanno “metà degli italiani residenti all’estero”, senza contare che “andremo al voto mentre è in fieri la costruzione della nuova impalcatura dello Stato”. Da Costa ha lamentato anche la “mancata informazione” sul voto, perchè “la stampa raggiunge solo una parte marginale” della collettività, che è “complessa e composita” e “sarebbe un errore metterne in contrapposizione le componenti”.
Sono tanti ancora i nodi da sciogliere, è vero, ma per Laura Garavini il rinnovo dei Comites dopo tre rinvii “è una vittoria”, perché vuol dire che “il governo ci dà ascolto” o, per usare le parole del collega Micheloni, “da sei mesi a questa parte è davvero un’altra storia”. Quanto alla pre-registrazione, Garavini ha ricordato ai presenti che si è trattato del “frutto di un grande lavoro politico e unitario” portato avanti dal Pd in Parlamento già nella scorsa legislatura “per mettere in sicurezza il voto per corrispondenza” in vista delle politiche. Si comincerà prima, dai Comites: per questo il Pd avrà un compito “notevole”, quello di “mettere in atto, a tutti i livelli e con il coinvolgimento di tutti i circoli e delle associazioni, una campagna informativa a tappeto” senza politicizzazione – è d’accordo anche Garavini -, “che assicuri la maggiore affluenza al voto possibile”.
“Indietro non si può andare”. È in linea con i colleghi di Camera e Senato Gianni Farina, per il quale i problemi emersi nel corso della discussione attorno al rinnovo dei Comites sono “evidenti e giusti”, a cominciare dai tempi ridotti per iscriversi al registro elettorale. Nella proposta originaria si parlava di “almeno due anni per informare tutta la comunità” e dare dunque a tutti la possibilità di iscriversi. Così non sarà, ma “la cosa è cominciata” e la “speranza” di Farina è che “lo sforzo continui per arrivare in due anni all’istituzione di un registro che sia ad un livello accettabile”. Contro i “pericoli” che gravitano attorno al voto, il deputato del Pd ha chiamato i compagni di partito alla mobilitazione per evitare tanto il rischio che i Comites siano ridotti a “strumenti di partito” quanto che i “serpenti” tornino a lavorare per “cancellare la nostra rappresentanza”.
La tavola rotonda è proseguita con un dibattito al quale hanno partecipato rappresentanti del Pd dall’Europa come dagli Stati Uniti, ognuno portando la propria testimonianza sulle questioni emerse.
Infine le conclusioni sono state affidate al senatore Giorgio Tonini, per il quale è ora di dire basta ad una “politica provinciale ripiegata su se stessa”. Ora che, con “Federica Mogherini nuova Miss PESC”, l’Italia ha l’occasione di guidare i giochi della politica estera europea e di proiettarsi nel mondo, “dobbiamo mettere in scia in questa prospettiva nuova la questione degli italiani nel mondo”, difendendo in primo luogo la loro rappresentanza in Parlamento, ha detto Tonini. Quanto alle “sfide future”, sono quelle note: dalla “questione annosa della rete diplomatico-consolare” all’altra faccenda irrisolta della promozione della lingua e della cultura italiana all’estero. Le possibilità per Tonini sono due: “o si prosegue con la politica dei tagli o con quella delle riforme”. La scelta è comunque obbligata: “servono idee, strumenti e modalità nuove per potenziare la rete italiana nel mondo”, evitando “eurocentrismi” e “sfruttando le miniere inesplorate”, come la forte domanda di lingua e cultura italiana che arriva da tutto il mondo.
“Bisogna inventarsi nuove modalità” anche per difendere, in ambito di riforma costituzionale, l’idea che il Senato sia “il luogo privilegiato della rappresentanza estera, perché luogo della rappresentanza territoriale”. Sinora non ci si è riusciti e adesso “la palla passa alla Camera” ed ai colleghi deputati: “i tempi stringono”, ha avvertito Tonini. “Facciamoci venire idee e proposte”.
Agli stessi deputati toccherà intervenire sul fronte Comites, cercando di emendare il testo. “Bisogna scegliere il bene possibile, più che il male minore”, è stato l’invito del senatore Tonini. “Finalmente abbiamo un registro elettorale trasparente e pulito”, ma “occorre fare in modo che una conquista storica non diventi un autogol storico” ed “evitare il rischio che la rappresentanza sia spazzata via dai nemici stupidi degli italiani all’estero”. Secondo Tonini un margine “ragionevole” di intervento c’è ed “il governo è aperto al dialogo”. Quindi il suo suggerimento: “se fosse possibile rinviare il voto di due mesi sarebbe l’optimus”. E se non lo fosse? “Ventre a terra”, tutti impegnati a garantire il voto del maggior numero di connazionali, nella consapevolezza che “questo sarà un primo elenco e sarà aperto per le elezioni future”.
Un ringraziamento ai presenti e al “lavoro invisibile, ma costante e concreto” di tutto il partito da parte di Eugenio Marino e, via, tutti ad attendere Matteo Renzi. (raffaella aronica\aise)

A Bologna la festa dell’Unità: Il 7 settembre incontro-dibattito sugli italiani all’estero

La Festa nazionale de l’Unità si terrà quest’anno a Bologna, dal 27 agosto al 7 settembre, al Parco Nord. Nell’ambito della festa anche quest’anno è previsto il tradizionale incontro-dibattito sulla politica italiana verso le comunità italiane all’estero.

Appuntamento il 7 settembre alle 11:00 con la tavola rotonda “Come si cambia. Per ricominciare”.
Introdotta da Eugenio Marino – Responsabile nazionale italiani nel mondo del Pd – e moderata da Silvia Bartolini – Presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo e Coordinatrice delle consulte regionali per l’emigrazione – alla tavola rotonda parteciperanno Michele Schiavone (Segretario PD Svizzera), Cristina Rizzotti (Segretario PD Germania) i parlamentari eletti all’estero Gianni Farina, Laura Garavini, Claudio Micheloni e Fabio Porta, il Segretario generale CGIE Elio Carozza, e il Presidente del Comites di Zurigo Paolo Da Costa.
Le conclusioni saranno affidate a Giorgio Tonini, Capogruppo PD alla Commissione esteri del Senato.