Condanna contro gli atti criminali di Tunisi

La tragedia che si è abbattuta sul popolo tunisino per mano dei terroristi dell’ISIS mietendo morti e feriti, tra loro molti turisti stranieri e tre italiani, riporta in auge l’estremismo di radice religiosa che, oramai, da alcuni anni sta imperversando in molti paesi di fede islamica con l’obiettivo di istituire il califfato a detrimento di altre confessioni.

Il partito democratico in Svizzera condanna con fermezza i gravissimi atti criminali di Tunisi, che stanno mettendo a dura prova la giovane democrazia, nata dal fervore e dalla speranza innescate dalla primavera araba, ispiratrice di una nuova onda di moderazione e secolarizzazione in quel paese. Condividiamo l’intervento del presidente del consiglio italiano, Matteo Renzi, alla Camera dei deputati ” … laddove si cerca di aggredire la cultura e la moderazione si colpisce ciascuno di noi. Siamo accanto alle famiglie dei morti e a quelle dei feriti, e seguiamo con grande angoscia la sorte dei nostri connazionali coinvolti nel drammatico evento, ai quali esprimiamo la nostra più sentita vicinanza”.

Ci rivolgiamo a tutti i nostri simpatizzanti, ai nostri circoli e ai nostri dirigenti in Svizzera chiedendo loro di rendersi protagonisti e di partecipare alle iniziative spontanee contro il terrorismo, che saranno organizzate dalle organizzazioni civili e sociali a partire da domani nelle più grandi città della Confederazione elvetica dalle forze democratiche, dalle organizzazioni sindacali e dalle Ong per affermare i valori delle società libere e democratiche.

Dietikon, 18 marzo 2015

Elezioni Comites: sciolta la riserva sul diritto di accesso agli elenchi degli elettori

DOPO IL PARERE DEL GARANTE SULLE LISTE DEGLI ELETTORI COMITES SI FAVORISCA UN IMMEDIATO AVVIO DELLA CAMPAGNA ELETTORALE Il parere del Garante della privacy, richiesto dal Ministero degli Esteri con uno zelo che continuiamo a considerare eccessivo e fuor di luogo, scioglie la riserva sul diritto di accesso dei candidati e dei rappresentanti di lista agli elenchi degli elettori che saranno chiamati a rinnovare i COMITES con voto per corrispondenza. Un parere, quello del Garante, che nella sostanza risponde ad un’elementare esigenza di un’elezione democratica: far conoscere le liste, i programmi, i candidati, in modo da mettere gli elettori nella condizione di scegliere consapevolmente. Spiace – e lo abbiamo detto per iscritto al Ministro Gentiloni- che ancora una volta ad una legittima esigenza degli italiani all’estero, anziché rispondere semplificando e sostenendo, si sia risposto complicando e burocratizzando. Ad ogni modo, ora la situazione è superata, anche se l’ulteriore incertezza diffusa in quest’ultimo mese rischia di erodere il già breve tempo di una campagna elettorale di appena tre settimane, che dovrà fare i conti per altro con il funzionamento degli uffici postali dei tanti Paesi nei quali si vota. Ci auguriamo che questa vicenda serva almeno a mettere un punto fermo per il futuro. E’ il caso, ora, di continuare tutti a lavorare affinché l’espressione reale del voto non si allontani di molto dalla richiesta di partecipazione, che già manifesta evidenti segnali di problematicità. Dopo che i COMITES saranno stati ricostituiti, come abbiamo già detto in diverse occasioni, sarà necessario riflettere in modo serio sullo stato dei rapporti tra le nostre comunità e le istituzioni italiane, alla luce della crisi e dei cambiamenti di questi anni e dell’esigenza di ricalibrare un modello di rappresentanza che guardi al futuro. Sarà necessario interpretare con onestà intellettuale la realtà per quella che veramente è, anche alla luce della ripresa dell’emigrazione ormai in atto da alcuni anni in modo inequivocabile. I fatti ci dicono che se aggiungere problemi a quelli che già ci sono è un atto poco responsabile, restare fermi al passato o seduti sui problemi del presente rischia di essere poco producente e lungimirante. I deputati PD Estero: Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta Razionale la decisione del Garante per la protezione dei dati personali Possibile fare campagna elettorale nei confronti di coloro che hanno liberamente deciso di iscriversi ad un elenco di elettori. Non saranno invece fornite indicazioni rispetto a chi ha deciso, altrettanto liberamente, di non iscriversi. Una scelta equilibrata dettata dalla profonda conoscenza delle tematiche relative alla protezione dei dati personali. Non possiamo dire la stessa cosa della Farnesina. Innanzitutto per non aver acquisito un parere preliminare prima del decreto. Dopo aver approvato un impianto normativo profondamente innovato, con l’inversione dell’opzione, che molti pensavano di poter trasferire anche sul piano del voto politico, il Ministero degli Esteri ha trascurato elementi fondamentali sul piano del trattamento dei dati personali! Non sono stati gli unici problemi: abbiamo avuto il tira e molla sui tempi di iscrizione per il voto, prorogato e gestito malissimo. In alcune sedi abbiamo appreso che la gestione di posta in entrata non è stata sufficientemente dotata di “spazio”, la risorsa più facile e immediata, il megabyte! Dopo il voto indispensabile un serio e attento esame di tutto l’impianto normativo in vista della riforma ma soprattutto una seria analisi ed una approfondita discussione sulla gestione del voto da parte del Ministero degli Esteri. On. Marco Fedi

Assemblea nazionale Pd Svizzera – Presiederà ai lavori il Senatore Giorgio Tonini

Fedi (Pd). Elezioni Comites: parte la campagna elettorale. Sciogliere in fretta la riserva sull’uso degli elenchi elettorali

SCIOGLIERE IN FRETTA LA RISERVA SULL’USO DEGLI ELENCHI DEGLI ELETTORI PER ASSICURARE UNA CAMPAGNA ELETTORALE ED INFORMATIVA IN PIENA REGOLA

 Il percorso che ci ha portati alle prossime elezioni dei Comites, dopo anni di rinvii, è stato oggettivamente contraddistinto da numerose problematiche e crescenti difficoltà.

Le elezioni sono ormai prossime e con il 18 marzo si chiude la fase preparatoria. Infatti, questo sarà l’ultimo giorno in cui i cittadini italiani iscritti all’Aire da almeno sei mesi potranno registrarsi nell’elenco degli elettori del proprio Consolato ed esercitare così il diritto di voto. I consolati provvederanno poi ad inviare a tutti gli iscritti negli elenchi elettorali i plichi necessari per votare per corrispondenza, che dovranno pervenire entro il 18 aprile. In questi stessi giorni parte la campagna elettorale ed informativa dei candidati e delle liste.

Ed è proprio su questo punto che si registrano delle difficoltà. Ci riferiamo, in particolare, alla possibilità per le liste e i candidati di ottenere dai Consolati l’elenco aggiornato degli elettori, così da poter svolgere una normale campagna informativa ed elettorale.

Ora, pare che numerose rappresentanze consolari, su direttiva della Farnesina, non hanno risposto ancora alle richieste dei candidati e delle liste concorrenti di ricevere l’elenco degli elettori. Questo, in attesa del pronunciamento del Garante della privacy.

In realtà, il garante si era già pronunciato nel settembre 2005 su tutta la materia attinente alla propaganda elettorale nel “decalogo” del Garante, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 settembre 2005 n. 212, facendo riferimento esplicito anche ai Comites con queste testuali parole:

A)    Liste elettorali

Possono essere anzitutto utilizzati, senza il preventivo consenso degli interessati, i dati contenuti nelle liste elettorali che ciascun comune tiene, aggiorna costantemente e rilascia in copia anche su supporto elettronico. L’intera platea degli elettori può essere così contattata agevolmente.

Possono essere altresì utilizzati i seguenti altri elenchi e registri in materia di elettorato attivo e passivo:

  • elenco degli elettori italiani residenti all’estero per le elezioni del Parlamento europeo;

  • elenco aggiornato dei cittadini italiani residenti all’estero finalizzato a predisporre le liste elettorali, realizzato unificando i dati dell’anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) e degli schedari consolari;

  • elenco dei cittadini italiani residenti all’estero aventi diritto al voto per l’elezione del Comitato degli italiani all’estero (Comites);

  • liste aggiunte degli elettori di uno Stato membro dell’Unione europea residenti in Italia e che intendano esercitare il diritto di voto alle elezioni del Parlamento europeo.

In base a tale precedente, appare evidente che l’elenco degli elettori, realizzato con le nuove modalità, rimane comunque un elenco pubblico, finalizzato al voto, gestito da una pubblica amministrazione e legato comunque alla iscrizione AIRE, che ne costituisce il fondamento. Per queste ragioni, ci sembra indiscutibile il diritto dei rappresentanti di lista di ottenere i dati anagrafici e i rispettivi indirizzi postali per svolgere in modo fisiologico la campagna elettorale.

Altro discorso, invece, per le email e i numeri di telefono. In occasione delle elezioni 2013 il garante aveva comunque stabilito che la condizione dell’assenso, ai soli fini elettorali, potesse essere superata. Aveva però stabilito una data entro la quale tale deroga poteva applicarsi. Essendo decorsa tale scadenza, pare evidente che su questa materia debba pronunciarsi nuovamente il garante.

Per quanto mi riguarda, ben venga questo parere, ma si faccia in fretta! Stupisce, semmai, che per elezioni programmate da tempo, poi rinviate, e ormai prossime, non lo si sia acquisito per tempo. Del resto, la richiesta di questi elenchi, non rappresenta un fatto eccezionale ma la norma di una qualsiasi campagna elettorale. Davanti a questo ritardo ci verrebbe da pensare, ancora una volta, alla mancanza di attenzione nei confronti delle nostre collettività. Rispettarle significa in concreto metterle nella condizione di poter svolgere la loro vita comunitaria in tutte le sue manifestazioni, soprattutto quando si ha a che fare con la sfera dei diritti, in questo caso dei diritti politici.

D’altro canto, siamo di fronte ad un momento di fatica della partecipazione democratica e aggravare le difficoltà burocratizzando eccessivamente alcuni passaggi significa non aiutare le nostre comunità.

Ritengo, quindi, che anche per le elezioni dei Comitati degli Italiani all’Esteri, trattandosi di organismi elettivi, possa essere valido quanto stabilito dal provvedimento sopracitato. In ogni caso, si faccia in fretta, nel rispetto dei tempi reali di una campagna elettorale che dovrà svolgersi necessariamente in poche settimane.

On. Marco Fedi

Consiglio Nazionale: sì a naturalizzazione agevolata stranieri terza generazione

I giovani stranieri di terza generazione, ossia quelli nati e cresciuti in Svizzera, devono poter beneficiare di una procedura agevolata di naturalizzazione. Con 122 voti contro 58 e 4 astensioni, il Consiglio nazionale ha accolto un progetto in questo senso nato da un’iniziativa parlamentare depositata nel 2008 dalla consigliera nazionale Ada Marra (PS/VD). Il testo passa agli Stati. Al popolo spetterà l’ultima parola.
Il progetto di legge prevede una regolamentazione uniforme su scala nazionale in materia di naturalizzazione per gli stranieri della terza generazione. L’ottenimento della nazionalità elvetica ne risulterebbe certamente facilitato, ma non automatico, in quanto l’interessato (o i suoi genitori) dovrebbe farne esplicita richiesta. Si tratta di una differenza sostanziale rispetto ad un progetto analogo respinto in votazione nel 2004 dal 51,6% degli svizzeri.
Per poter beneficiare della naturalizzazione agevolata i giovani candidati al passaporto rossocrociato dovranno essere integrati e titolari di un permesso di dimora o di domicilio. Inoltre, anche i loro genitori e i loro nonni dovranno avere legami stretti con il nostro Paese.
“I nipotini degli immigrati non sono più degli stranieri. Non parlano più, o male, la lingua dei loro nonni e i legami con il paese di origine sono simbolici”, ha affermato, a nome della commissione, Andy Tschümperlin (PS/SZ).
Non dobbiamo compromettere la nazionalità elvetica, ha ribattuto Hans Fehr (UDC/ZH), ha qualcosa di unico al mondo e fornisce molte libertà e diritti. A suo avviso il progetto mira soltanto a far calare massicciamente il tasso di stranieri in Svizzera.

Assemblea nazionale

Rinnovo Comites – Mancano 9 giorni per l’iscrizione nell’elenco degli elettori

Mancano soltanto 9 giorni al 18 marzo, ultimo giorno utile per iscriversi nell’elenco degli elettori e partecipare alle elezioni dei Comites.

Tutti i connazionali maggiorenni, iscritti nell’anagrafe consolare e residenti da almeno sei mesi nella circoscrizione consolare, potranno partecipare alle elezioni se invieranno la domanda di iscrizione all’elenco degli elettori entro il 18 marzo.
Sui siti ufficiali dei Consolati sono pubblicati sia i moduli per fare domanda di iscrizione, che le istruzioni su come compilarli e inviarli in tempo utile, sempre allegando copia del documento di identità del richiedente, comprensiva della firma del titolare.
Solo ai connazionali che si iscriveranno i Consolati invieranno il plico elettorale.

Attenzione!!! Elezioni Comites: manca soltanto 1 mese per iscriversi nell’albo degli elettori

Ultimo mese disponibile per iscriversi nell’elenco degli elettori. Scade il 18 marzo il termine per inviare al Consolato di appartenenza il modulo con cui si conferma la volontà di partecipare alle elezioni dei Comites del 17 aprile.

Quest’anno, per la prima volta, ad un’elezione all’estero si applica la cosiddetta inversione dell’opzione: se vuoi votare, ti devi iscrivere nell’elenco degli elettori.
Il modulo per l’iscrizione è disponibile su tutti i siti dei Consolati e delle Cancellerie consolari in cui si tengono le elezioni, sui siti dei Comites, delle associazioni e sui giornali italiani all’estero.
Solo a chi si iscrive entro il 18 marzo il Consolato invierà il plico elettorale entro il ventesimo giorno antecedente la data del voto (28 marzo). (aise)

Presentazione del libro di Eugenio Marino “Andarsene sognando” al museo dell’emigrazione

http://youtu.be/x2xLeUatvnI

Il Consiglio Federale svizzero punta sui contingenti e priorità per i lavoratori indigeni

Contingentamento dell’immigrazione, priorità ai lavoratori indigeni e maggior sfruttamento del potenziale della forza lavoro locale: sono tre dei principali elementi previsti nel progetto di legge presentato mercoledì dal governo svizzero per attuare l’iniziativa popolare «contro l’immigrazione di massa».
Conciliare le esigenze dell’iniziativa approvata un anno fa dal popolo elvetico e gli obblighi europei della Svizzera è «difficile ma non impossibile», ha sottolineato la presidente della Confederazione e ministra di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga, presentando il progetto di legge e il mandato per negoziare con l’Unione Europea l’adeguamento dell’accordo di libera circolazione.
Concretamente, il progetto – posto in consultazione sino a fine maggio – riprende le idee già presentate in giugno dal governo: introduzione di contingenti annuali per tutti gli stranieri, applicazione di tetti massimi ai soggiorni a fini lavorativi di più di quattro mesi (tra cui anche i frontalieri), preferenza ai lavoratori già presenti sul territorio, migliore sfruttamento del potenziale della manodopera locale, in particolare donne e lavoratori più anziani.
I contingenti saranno fissati dal governo, sulla base d’indicatori economici, del mondo del lavoro e dei cantoni.
Per poter applicare queste misure senza contravvenire ai trattati sottoscritti con l’UE e continuare nella via bilaterale con Bruxelles, Berna dovrà però rinegoziare l’accordo di libera circolazione, entrato in vigore progressivamente dal 2002.
Un piccolo spiraglio
Finora l’UE ha sempre risposto di non volere entrare in materia, poiché la libera circolazione è uno dei principi fondamentali su cui si regge l’Unione. «Le posizioni sono molto lontane e il margine di manovra è ristretto», ha indicato Sommaruga. Dopo il suo incontro di una settimana fa con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il presidente del parlamento europeo Martin Schulz, la ministra di giustizia e polizia intravvede però un barlume di speranza: «Bruxelles ha dato dei segnali d’apertura, dicendosi disposta a trovare una soluzione ai problemi d’immigrazione tra Svizzera e UE».Un piccolo passo, non privo però di significato, ha rilevato la consigliera federale.
Simonetta Sommaruga e i suoi due colleghi di governo presenti alla conferenza stampa – il ministro degli esteri Didier Burkhalter e quello dell’economia Johann Schneider-Ammann – hanno insistito su un punto: «Bisogna procedere passo dopo passo. Abbiamo fino al 2017. Non cercare di trovare una soluzione non è però un’opzione. Nei negoziati con Bruxelles si delineano tre scenari: la Svizzera ottiene ciò che vuole, raggiunge un risultato intermedio, oppure non ottiene nulla».
La Commissione europea ha dal canto suo reagito con riserbo al disegno di legge svizzero. Maja Kocijancic, portavoce della commissione, ha indicato che Bruxelles esaminerà nel dettaglio le proposte per verificare la compatibilità con l’accordo di libera circolazione. Dalla Svizzera, la commissione si aspetta che «rispetti i suoi impegni».
Un duro colpo per l’economia
Per il governo, mettere a repentaglio la via bilaterale con l’UE rappresenterebbe un colpo durissimo per l’economia svizzera. «Perché la via bilaterale è così importante? Perché l’UE è e resterà il nostro principale partner economico. Solo con il Bade-Würtemmberg abbiamo un volume di scambi uguale a quello che abbiamo con gli Stati Uniti. La libera circolazione permette alle nostre aziende di trovare il personale necessario senza troppa burocrazia», ha osservato il ministro dell’economia Schneider-Ammann.
L’iniziativa «contro l’immigrazione di massa», promossa dall’Unione democratica di centro, era stata approvata il 9 febbraio 2014 dal 50,3% dei votanti. Il testo prevede di porre appunto un freno all’immigrazione con cui è confrontato il paese da più di dieci anni. Ogni anno, circa 80’000 persone giungono in Svizzera, la maggior parte provenienti dall’UE. La Svizzera – che non fa parte dell’UE – assorbe il 10% della libera circolazione europea, ha ricordato durante la conferenza stampa il ministro degli esteri Didier Burkhalter.
Il testo dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” iscrive nella Costituzione federale l’obbligo di porre un freno all’immigrazione, fissando dei tetti massimi e dei contingenti annuali in funzione dei bisogni dell’economia. Sul mercato del lavoro, la preferenza dovrebbe essere inoltre data ai residenti. Secondo il nuovo articolo costituzionale 121a, la Svizzera ha tempo tre anni, dal voto del 9 febbraio 2014, per applicare il testo.
Consiglio Federale: Tetti massimi per stranieri, con un occhio a economia
Nonostante i segnali negativi giunti da Bruxelles, il Consiglio federale non si è lasciato impressionare: intende infatti rinegoziare con l’Ue l’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) applicando alla lettera l’iniziativa contro l’immigrazione di massa del 9 febbraio 2014, con un occhio di riguardo tuttavia agli interessi generali dell’economia.
Il progetto preliminare inviato in consultazione oggi fino al 28 maggio, ricalca in sostanza quello presentato nel giugno scorso: tetti massimi e contingenti annuali per tutti gli stranieri e priorità al reclutamento della forza lavoro residente.
I tetti massimi verrebbero applicati per i soggiorni con fini lavorativi di più di quattro mesi, ossia ai permessi di dimora e ai permessi di soggiorno di breve durata. Vi dovrebbero sottostare anche i frontalieri, i famigliari, gli immigrati che non lavorano, come anche i rifugiati e le persone ammesse provvisoriamente.
Come in giugno, per i lavoratori notificati (assunzioni d’impiego, indipendenti, distaccati) non dovrebbero essere introdotti limiti: per loro varrà l’obbligo di notifica come ora.
Stando al progetto, spetterà al Consiglio federale fissare i tetti massimi e i contingenti, ha dichiarato la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, precisando tuttavia che i cantoni potranno dire la loro nella commissione dell’immigrazione, che formulerà raccomandazioni al governo. Quest’ultimo, ha ricordato la ministra di giustizia e polizia, ha rinunciato a definire in anticipo un obiettivo di riduzione rigido per preservare gli interessi generali dell’economia e in linea con quanto chiesto dall’iniziativa.
Il progetto governativo prevede quindi un adeguamento della legge federale degli stranieri e dell’ALC. Questo processo deve essere portato avanti contemporaneamente, ha precisato Sommaruga, facendo anche riferimento ai tempi stretti per l’applicazione del nuovo articolo costituzionale: febbraio 2017.
Negoziati con Ue, una gara ad ostacoli
Sia Simonetta Sommaruga che il consigliere federale Didier Burkhalter – anch’egli presente assieme a Johann Schneider-Ammann – non hanno fatto mistero della corsa ad ostacoli che attende il Governo in merito ai negoziati con Bruxelles per ottenere quella che equivale a una vera e propria ”quadratura del cerchio”. Per innalzare le possibilità di successo, il mandato negoziale con l’Ue è stato formulato in maniera aperta, ha detto Sommaruga. Dopo la doccia fredda dell’estate scorsa, quando l’ex Alto rappresentante della politica estera Ue, Catherine Ashton, aveva risposto picche alle “avances” di Berna, ora sembra aprirsi uno spiraglio.
Nel corso di una recente visita a Bruxelles, la nuova commissione Ue si è detta disposta ad avviare un dialogo con la Confederazione sull’immigrazione. “Si tratta di un piccolo passo, ma non senza significato”, ha sostenuto la consigliera federale bernese, sottolineando almeno la disponibilità dei partner europei al dialogo.Nel suo intervento, il ministro dell’economia Johann Schneider-Ammann ha sottolineato l’enorme importanza dei bilaterali per l’economia elvetica e la necessità di mantenere il più possibile aperto il mercato europeo per le imprese.
Contingenti: Ue non si sbilancia su proposte Berna
Come atteso, la Commissione europea non si è sbilanciata di fronte alla proposte odierne del Consiglio federale relative ai contingenti degli stranieri. Si è limitata a “prendere atto della decisione del governo svizzero”.
Il progetto di legge così come le nuove misure d’accompagnamento per il mercato del lavoro saranno esaminate nel dettaglio per stabilire la compatibilità con la libera circolazione delle persone, ha dichiarato la portavoce della Commissione Maja Kocijancic. Bruxelles si attende che la Svizzera rispetti gli accordi.
Tetti massimi per stranieri: reazioni contrastate
Prime reazioni contrastate in Svizzera al progetto presentato oggi dal Consiglio federale per attuare i dettami costituzionali scaturiti dall’iniziativa popolare “contro l’immigrazione di massa”. Forte scetticismo viene espresso dalle file dell’UDC, il partito promotore dell’iniziativa, ma anche dei Verdi, del PS e del PPD. PLR e USAM sono invece con il governo. Fra le organizzazioni imprenditoriali, Economiesuisse e Swissmem non nascondono la delusione.
“Il Consiglio federale propone un’attuazione timida e tardiva dell’iniziativa del 9 febbraio”, commenta il consigliere nazionale UDC Hans Fehr, denunciando il fatto che il governo non voglia “applicare le misure più efficaci contro l’immigrazione”, ossia rendere più difficile l’accesso alle prestazioni sociali e limitare il raggruppamento famigliare. Fehr avverte: se la volontà del popolo non è applicata in modo più deciso, l’UDC lancerà al più tardi all’inizio del 2016 una nuova iniziativa per mettere fine alla libera circolazione delle persone.
Il PLR sostiene invece la linea del governo: è giusto applicare correttamente il testo costituzionale, ma nel contempo è di centrale importanza mantenere gli accordi bilaterali, a loro volta confermati a più riprese dalvoto popolare. Anche l’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) chiede che si faccia tutto il possibile per garantire la via bilaterale, con un’applicazione flessibile dei contingenti.
Secondo il PPD, mancano cifre concrete sui bisogni di manodopera per settore, come pure elementi per incentivare le imprese ad assumere personale svizzero. A suo avviso il Consiglio federale, che “manca di coraggio”, avrebbe dovuto identificare da tempo i bisogni di ogni settore per poter proporre provvedimenti mirati. Anche il PBD non capisce perché il governo si mostri tanto lento ed esitante.
Maggiore scetticismo ancora tra i Verdi: “La proposta del Consiglio federale è una scatola nera. Oggi non ne sappiamo più di un anno fa”, commenta la copresidente Regula Ritz. Il governo si intestardisce in una via
senza uscita, twitta l’altra copresidente Adèle Thorens. Entrambe chiedono un modello chiaro e compatibile con l’Ue e riforme interne in Svizzera contro la pressione sui salari. Per il Partito socialista, solo una soluzione che non deteriori i rapporti con l’Europa può essere considerata.
Il governo “avrebbe dovuto avviare le necessarie riforme interne molto prima”, lamenta il presidente del PS Christian Levrat, che dice sì ai negoziati, ma vuole che queste riforme siano ora attuate al più presto.
La Federazione delle imprese svizzere Economiesuisse critica il Consiglio federale, che a suo avviso segue una strategia di applicazione “rigida e non conforme ai bisogni del mercato dell’impiego”, inoltrandosi in una “via senza uscita” nei rapporti con l’Unione europea. Swissmem, organizzazione imprenditoriale dell’industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica (MEM), ritiene che le proposte del governo non rispettino a sufficienza il mandato costituzionale di tener conto degli interessi dell’economia. Sempre sul fronte padronale, la Società Svizzera degli Impresari-Costruttori (SSIC) ritiene che sia inaccettabile il contingentamento dei permessi di dimora temporanea fino a un anno. Infine Hotelleriesuisse si oppone a un contingentamento delle autorizzazioni di breve durata a partire da un soggiorno di quattro mesi, giudicando che i contingenti non si impongano che a partire da una permanenza di dodici mesi.
Dal canto suo l’Unione svizzera dei contadini auspica che le trafile rimangano semplici per la manodopera poco qualificata che soggiorna meno di un anno in Svizzera e che i settori con salari bassi non siano svantaggiati nella ripartizione dei contingenti. Per il sindacato Travail.Suisse, è cruciale che la via bilaterale con l’Ue sia mantenuta e che l’attuazione dell’iniziativa non si faccia sulle spalle dei salariati. L’Unione sindacale svizzera vuole che si rafforzino le misure di accompagnamento, perché – afferma – il sistema dei contingenti incoraggerà il lavoro nero e il dumping salariale.